La Riserva, in corrispondenza del comune di Mentana, si sviluppa per circa 850 ettari in un ambiente collinare con quote di poco superiori ai 200 metri ed è formata dalle zone verdi di Macchia Trentani, Valle Cavallara, Macchia Mancini, dall'area archeologica di Monte d'Oro, da una parte di Casali di Mentana e del centro storico di Mentana e dall'area agricola di Monte Pizzuto. Racchiude aree destinate a diversi usi: frammenti di bosco a latifoglie decidue - come Macchia Mancini, Valle Cavallara, Parco Trentani - si alternano a oliveti, seminativi, colture e zone urbane. L'area si trova in una fascia di passaggio tra l'antico paesaggio fluviale della Valle del Tevere e il limite occidentale dell'area dei Monti Cornicolani, caratterizzata da una stretta connessione tra i valori naturalistici e quelli archeologici, in un contesto territoriale fortemente degradato. L'elemento naturalistico prioritario da proteggere nella Riserva è l'insieme delle comunità vegetali forestali ed erbacee legate al reticolo idrografico e al substrato alluvionale, riconducibile agli ambienti naturali che si sono evoluti lungo il corso del fiume Tevere, dei suoi meandri e dei suoi affluenti. Le pratiche agricole e la regimazione delle acque hanno, in generale, ridotto notevolmente in tutta Italia la vegetazione legata ai sedimenti depositati dai corsi d'acqua e ad alta disponibilità idrica; pertanto le testimonianze di un'antica e più estesa vegetazione igrofila sono oggetto di interesse dal punto di vista della tutela, ovunque si rinvengano.Caratteristica importante dell'area è quella di rappresentare una zona di transizione bioclimatica, geomorfologica e ambientale tra l'ultimo lembo appenninico e il fronte più esterno dell'agro romano, limite tra i due differenti ambienti della regione mediterranea e di quella temperata, con variazioni anche consistenti del quadro complessivo: vi si ritrova, pertanto, un sistema ecologico di grande valore con differenti specie faunistiche e floristiche e un variegato sistema fitoclimatico.
Il territorio presenta una morfologia di tipo collinoso con basse quote, comprese tra 60 e 200 m. s.l.m.
Nella
zona affiorano prevalentemente terreni sedimentari del ciclo marino
plio-pleistocenico, il cui litotipo principale è rappresentato da
sabbie e argille, sovrastanti la formazione pliocenica delle argille
azzurre, localizzate esclusivamente nella parte meridionale dell'area
protetta.
Sono, inoltre, presenti limitati affioramenti residuali di
natura vulcanica, costituiti da tufi stratificati varicolori de La
Storta e del Vulcano Laziale. All'interno delle valli dei fossi
Trentani, Ormetta e Mancini, sono presenti sedimenti alluvionali a
carattere limo-argilloso.
Il territorio della Riserva racchiude aree destinate a diversi usi:
frammenti di bosco a latifoglie decidue si alternano a oliveti,
seminativi, colture e aree urbane.
I boschi, sottoposti a intenso pascolamento, variano dalla cerreta (bosco a Quercus cerris)
d'alto fusto di Parco Trentani alla boscaglia più aperta con sottobosco
in evoluzione: in quest'ultima l'albero dominante è il cerro,
accompagnato da farnetto (Quercus frainetto), roverella (Quercus pubescens), orniello (Fraxinus ornus), carpino orientale (Carpinus orientalis), acero oppio (Acer campestre), corniolo (Cornus mas), evonimo (Euonymus europaeus), e, fra le erbacee, l'euforbia delle faggete (Euphorbia amygdaloides). Vistose nel sottobosco le fioriture primaverili, dominate dall'anemone dell'Appennino (Anemone apennina) e del ciclamino primaverile (Cyclamen repandum), mentre in autunno fiorisce il ciclamino napoletano (Cyclamen hederifolium).
Per quanto riguarda la fauna tra i mammiferi sono presenti il riccio,
l'istrice, la volpe. Numerosi i mustelidi quali la faina, la donnola,
il tasso. Lungo i corsi d'acqua è stata rinvenuta la rara salamandrina
dagli occhiali. Non mancano altri anfibi più comuni quali il rospo
comune, il rospo smeraldino, la rana verde. L'avifauna conta numerose
specie: piciformi, passeriformi, l'upupa, il cuculo. Tra i rapaci
nidificano nell'area e si possono ascoltare la civetta, l'allocco,
l'assiolo, il gheppio e la poiana.
Il territorio della Riserva
racchiude aree destinate a diversi usi: frammenti di bosco a latifoglie
decidue si alternano a oliveti, seminativi, colture e aree urbane.
Tracce di insediamenti umani si trovano a partire dal Bronzo antico (2300 a.C.).
Restano visibili le mura in blocchi squadrati di tufo, risalenti al IV
sec. a. C., che cingevano la cittadella dell'antico centro
latino-sabino di Nomentum in località Montedoro, oltre ad alcuni tratti
del basolato di epoca romana della via Nomentana, che attraversava
l'abitato in corrispondenza di un foro lastricato.
Numerosi nel territorio i resti di ville rustiche e soprattutto di
lusso dell'età romana imperiale, spesso dotate di terme, con intonaco
dipinto, lastre di marmo, tessere di mosaico, tubi per il riscaldamento
e condutture idriche. Una piccola parte dei materiali provenienti dagli
scavi condotti nell'area è tuttora conservata nel Museo Nazionale
Romano.